minuti

Dal bisogno di indagine intima e di ritorno ad una primordialità di azione ha preso forma l’avvicinamento a Beckett prima e la creazione di Minuti poi. Scegliere Beckett si è rivelata in realtà una tappa naturale per Nodoteatro; nessun altro autore scava in modo così mirato nell’individuo e lo inchioda al muro con i suoi limiti, localizzati con esattezza attraverso un rincorrersi destabilizzante di domande. I testi di Beckett sono percorsi ad interferenza tra il tempo dell’uomo e il tempo oggettivo del mondo, tra senso e precarietà sostanziale di ogni azione, tra un meccanismo perfettamente funzionante e singolo sfasamento di ciascuno. Proprio in questo scarto, in questa non coincidenza si colloca Minuti e il suo provenire da testi differenti, non fa altro che mettere in evidenza la sua  struttura a frammento sintomo di un’incompatibilità essenziale tra indagine nel singolo e relazione con l’altro.


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le supplici
Le cinquanta figlie di Danao giungono davanti alla città di Argo, ad un rialzo sacro. Guidate dal loro padre, re di Libia di stirpe argiva, chiedono protezione alla città greca contro i  propri cugini, i cinquanta figli di Egitto, che vogliono sposarle. Giunte a terra incontrano Pelasgo, sovrano di Argo. Il re vorrebbe accoglierle, ma si rende conto che questo suo atto di clemenza causerebbe inevitabilmente una guerra che metterebbe a repentaglio la vita dei cittadini. Minacciando un suicidio collettivo, che contaminerebbe il luogo sacro, le Danaidi  ottengono che la questione venga portata davanti all’assemblea dei cittadini, che deciderà in loro favore di accoglierle. Alla gradita notizia si avvicenda quella terribile, portata da Danao, dell’arrivo delle navi egizie, dalle quali sbarcano marinai per rapire le donne in fuga. Pelasgo con i suoi armati scaccia via gli assalitori e le Danaidi si avviano verso Argo inneggiando alla vittoria sui maschi, mentre il coro delle ancelle cerca invano di dissuaderle dall’odio cieco verso tutti gli uomini.

La vicenda delle Danaidi oggi potrebbe essere la storia di innumerevoli donne e uomini in fuga, costretti a scappare dalla propria terra per sopravvivere a discriminazioni sociali, religiose, culturali, a violenze fisiche, a minacce. I legami con il passato, i ricordi, gli affetti li stringono alle proprie terre e la fuga risulta difficile, temibile, rincarata oltretutto dall’incertezza dell’accoglienza. E Pelasgo, il sovrano illuminato, il cittadino, l’individuo,  potrebbe rappresentare quell’utopia sociale che ha percorso la cultura dell’occidente e che sarebbe da imitare tuttora, baluardo fermo per una nuova umanità che si forma e che necessita di conoscere la tolleranza, il rispetto, la convivenza pacifica. Nei versi mirabili di quest’opera si nascondono i semi della nostra storia.
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repertorio
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