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Dal bisogno di indagine intima e di ritorno ad una primordialità di azione ha preso forma l’avvicinamento a Beckett prima e la creazione di Minuti poi. Scegliere Beckett si è rivelata in realtà una tappa naturale per Nodoteatro; nessun altro autore scava in modo così mirato nell’individuo e lo inchioda al muro con i suoi limiti, localizzati con esattezza attraverso un rincorrersi destabilizzante di domande. I testi di Beckett sono percorsi ad interferenza tra il tempo dell’uomo e il tempo oggettivo del mondo, tra senso e precarietà sostanziale di ogni azione, tra un meccanismo perfettamente funzionante e singolo sfasamento di ciascuno. Proprio in questo scarto, in questa non coincidenza si colloca Minuti e il suo provenire da testi differenti, non fa altro che mettere in evidenza la sua struttura a frammento sintomo di un’incompatibilità essenziale tra indagine nel singolo e relazione con l’altro.
Ogni logica di narrazione viene ridotta all’osso e resta l’individuo con la sua storia e i suoi tentativi di relazione con l’altro. Attori e spettatori sono chiamati in prima persona a sondare Minuti, a estrapolarne il senso, diverso per ciascuno. L’opera, allo stesso modo di una pagina bianca pone ad ognuno una domanda. I personaggi si muovono sul foglio e disegnano legami fragili al punto che ogni individuo del pubblico può continuarne la creazione osservando l’opera tra le tracce del proprio vissuto. |
